Ambiti di lavoro per gli psicologi perinatali

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psicologi perinatali

Se c'è un'esperienza che accomuna ogni essere umano, è quella

di essere stati neonati: la psicologia perinatale riguarda tutti noi!

 

INTRODUZIONE
  • Verso una definizione di psicologia perinatale
  • La formazione dello psicologo perinatale

Sette criteri per scegliere un corso di formazione in psicologia perinatale

  • La situazione in Italia

Movimento, promozione e coordinamento: la realtà del MIPPE

IL LAVORO DEGLI PSICOLOGI PERINATALI

  1. Il ruolo dello psicologo perinatale nel preconcepimento
  2. Lo psicologo perinatale e il Percorso di Accompagnamento alla Nascita
  3. Lo psicologo perinatale in ospedale: il lavoro nel reparto di Ostetricia e Ginecologia
  4. Quando lo psicologo perinatale accoglie e sostiene fra le ombre: il lutto perinatale
  5. Lo psicologo perinatale in ospedale: il lavoro nel reparto di Pediatria
  6. Lo psicologo perinatale e l’allattamento
  7. Lo psicologo perinatale e il sostegno alla genitorialità nella prima infanzia

Scopo di questo documento  è quello di aiutare i colleghi psicologi, ma anche altri professionisti,a comprendere chi è lo psicologo perinatale; quali sono le sue competenze; quali gli ambiti del suo lavoro; di quali strumenti si serve; in quali luoghi lavora; con quali professionisti collabora.

All’interno di questo documento troverai informazioni circa il lavoro dello psicologo  perinatale, partendo dalle attuali condizioni della psicologia perinatale in Italia ed       esplorando poi i maggiori ambiti di intervento di questa figura professionale, senza         tralasciare chiaramente le informazioni utili circa la formazione necessaria per poter      approfondire le conoscenze sulla perinatalità e renderle strumenti di lavoro con le     famiglie e gli altri operatori del settore.

riconoscimento alla psicologia perinatale e a tutti i professionisti che lavorano in quest’area.

page0003La formazione: come si diventa psicologi perinatali?

La formazione dello psicologo perinatale in Italia non è ancora regolamentata da alcuna legge. Ciò fa sì che negli ultimi anni si siano rapidamente moltiplicate offerte formative non omogenee né per quanto riguarda la durata né per la scelta degli approcci o dei contenuti. Lo psicologo neofita in psicologia perinatale rischia di perdersi di fronte all’eterogeneità della formazione proposta. Come sopravvivere al rischio della mera commercializzazione della formazione ed effettuare invece una scelta adeguata e competente?

Sette criteri per scegliere un  corso di formazione in psicologia perinatale
  1. Durata:  per essere considerato un corso di formazione in grado di rilasciare un titolo che non sia solo carta ma anche  soprattutto competenze   acquisite spendibili, e un’ampia formazione  sia teorica che pratica, bisogna aspettarsi che   il corso abbia una durata non inferiore alle 120 ore in aula. Offerte formative che   rilascino un titolo in “psicologo perinatale” o “esperto in psicologia perinatale” con    corsi   circoscritti a tre/quattro weekend non possono che sollevare perplessità, poiché in tempi così ridotti non si può soddisfare che bisogni formativi molto circoscritti e limitati.
  2. Docenti: sfogliare la lista dei docenti e fare una breve ricerca per accertarsi della loro formazione ed esperienza nell’ambito della psicologia perinatale è fondamentale per avvalorare la serietà del corso. L’esperienza maturata come docente ma anche come professionista che lavora nel campo della perinatalità è un valore aggiunto da prendere in considerazione.
  3. Metodologia: prediligere una metodologia attiva ed esperenziale a una teorica e frontale; l’alternanza di momenti teorici/contenutistici a momenti esperenziali (role playing, case­work, lavori in sottogruppi, attivazioni individuali) favorisce l’apprendimento attivo e valorizza la formazione non solo come mero trasferimento di contenuti, ma come percorso cognitivo, esperenziale, pratico ed etico di crescita personale e professionale.
  4. Tirocinio: la presenza di ore di esperienza pratica presso enti privati o pubblici, indipendentemente dalle ore da effettuare, è premessa per sperimentare concretamente quanto appreso e vissuto durante il corso.  È da considerarsi di ulteriore apprendimento nonché occasione concreta per intrecciare relazioni   professionali ed eventuali ingressi nel mondo del lavoro.
  5. Multidisciplinarietà: va apprezzata la presenza di docenti con formazione diversa, espressione di una psicologia perinatale che si rivolge all’individuo nel suo essere biopsicosociale. Se la docenza è solo di matrice psicologica, la formazione rischia di essere autoreferenziale di essere autoreferenziale e perde l’occasione di portare in aula la ricchezza del dialogo e del confronto fra diverse discipline. Seguendo un approccio integrato, l’apertura ad altre figure professionali nelle docenze non può che essere fruttuoso per tutti. La stessa riflessione è da farsi rispetto ai discenti: anche se è importante che ci siano moduli riservati solo agli psicologi, nel rispetto dell’art. 21 del Codice deontologico degli psicologi è bene poter contare sulla presenza di alcuni moduli aperti a operatori di altre professionalità riconosciute, quali ostetriche, ginecologi, consulenti professionali di allattamento (IBCLC), pediatri, epidemiologi.
  6. Multidimedialità: La docenza al giorno d’oggi non può prescindere dai nuovi di comunicazione e archivio dei dati attraverso la rete; la presenza di moduli, mezzi, documenti, test, aree di confronto on line sono da considerarsi quindi un valoreaggiunto quanto mai prezioso.
  7. Formazione continua: il processo formativo e di aggiornamento è continuo, e lo psicologo perinatale può affiancare il discente anche successivamente al termine di un percorso formativo, ad esempio con il ruolo di tutor o offrendo periodicamente occasioni di aggiornamento.
page0006La situazione in Italia

Se è vero che in Italia la psicologia perinatale non trova ancora sufficiente spazio tra i curricula accademici, è anche vero che da qualche tempo è nata in Italia un’associazione che si occupa proprio di psicologia perinatale e si propone come organo di coordinamento delle diverse realtà e delle attività dei vari professionisti che operano nell’ambito della perinatalità. Si tratta del MIPPE.

Movimento, promozione e coordinamento: la realtà del MIPPE

Il MIPPE Movimento Italiano di Psicologia Perinatale è nato con lo scopo di promuovere la psicologia perinatale attraverso un’opera di informazione e formazione rivolta a famiglie, operatori e operatrici che incontrano le persone durante il periodo perinatale. Per raggiungere i suoi obiettivi e le sue finalità il MIPPE si avvale di saperi multidisciplinari in un’ottica di condivisione e sinergia, nelle seguenti aree di intervento:

  • famiglia
  • operatori della salute e del periodo perinatale
  • strutture territoriali saniatrie, educative e di sostegno psicologico
  • strutture didattiche e universitarie e altre agenzie formative

Obiettivi del MIPPE sono la promozione del benessere biopsicosociale e la valorizzazione delle risorse delle madri, dei padri, dei bambini, delle coppie e delle famiglie. Ѐ nel momento in cui vengono attivate le loro risorse e potenzialità che si realizza la possibilità di compiere scelte informate e indipendenti dalle logiche di mercato e dai pregiudizi culturali. Per questo il MIPPE opera su tutto il territorio italiano per diffondere una cultura che sostenga e rafforzi il potenziale di competenza e sensibilità che ogni genitore possiede ed è in grado di sviluppare, affiancando ognuno nelle proprie scelte. L’associazione è nata da un gruppo di psicologhe esperte in psicologia perinatale, che da anni lavora sul campo accanto alle famiglie e a operatori e operatrici del settore in un’ottica multidisciplinare. Dal desiderio di questo gruppo di colleghe è cresciuta una vera e propria rete che in poco tempo si è arricchita di professionisti dell’area perinatale che ne portano gli obiettivi nel proprio lavoro, nelle strutture sanitarie, sociali e di formazione pubbliche e private di tutto il Paese. Il MIPPE si propone altresì come punto nodale di un interscambio di informazioni e comunicazioni tra le diverse realtà che nel nostro paese si occupano di psicologia perinatale, allo scopo di creare fra loro una sempre maggiore congruenza e sinergia. Quello che ci guida sono le evidenze scientifiche, l’aggiornamento continuo e il rispetto delle scelte e delle storie personali di ogni singolo individuo.page0007

Il lavoro dello psicologo perinatale:  il suo ruolo nel preconcepimento

Nascere genitori accade molto prima che il bambino venga alla luce: lentamente o tutto  ad un tratto, si avverte la voglia di condividere un progetto genitoriale, di divenire due o tre.

A volte, pur desiderando intraprendere questa strada, nasce nel futuro genitore il bisogno di risolvere alcuni sospesi nella sua vita emotiva, fare un passo nel passato per entrare in contatto col figlio che è stato ed entrare in contatto con il genitore che vuole essere nel prossimo futuro. In questa situazione è possibile che si faccia richiesta di una consulenza psicologica, e lo  psicologo perinatale può rappresentare l’operatore in grado di offrire il sostegno appropriato per accompagnare il singolo o la coppia in questa esperienza, con l’obiettivo di rendere più consapevole la scelta, condividendo paure e insicurezze rispetto ai cambiamenti che si andranno a vivere e alla capacità di gestirli. Può altresì giungere una richiesta di consulenza da uno dei membri della coppia interessato a condividere uno spazio emotivamente caldo dove poter elaborare il progetto generativo come bisogno emerso dalla volontà della coppia.

In entrambe queste situazioni, gli strumenti richiesti allo psicologo perinatale sono, l’ascolto attivo, l’empatia, l’assenza di giudizio e la capacità di fare empowerment, cioè di promuovere e rafforzare le competenze genitoriali che ogni individuo possiede.

Lo psicologo può accogliere queste richieste nell’ambito di uno studio privato come libero professionista, all’interno dei consultori pubblici, o presso associazioni/cooperative che si occupano di temi legati alla perinatalità. Arrivato il desiderio di un figlio può però accadere che non sempre il processo generativo si realizzi con facilità.

Il desiderio può essere frustrato dal ripetersi di tentativi falliti di concepimento, e nel momento in cui si prende consapevolezza che tale desiderio non può essere soddisfatto naturalmente, l’ombra dell’infertilità acquista concretezza, mettendo a dura prova l’assetto emotivo di uno o entrambi i membri della coppia. L’immagine di sé incapace di generare può attivare sentimenti di colpa, disperazione e angoscia, e può altresì innescare dinamiche aggressive con il partner ritenuto responsabile dell’insuccesso.

La letteratura scientifica racconta anche di innumerevoli concepimenti mancati che non hanno una causa organica: due persone perfettamente sane, per un motivo sconosciuto, non riescono a procreare. Accogliere una donna, un uomo o una coppia che si trova ad attraversare questo tipo di vissuto è un ruolo che appartiene allo psicologo perinatale. Sostenere la coppia nella rivisitazione del proprio desiderio generativo, so­stare con loro in attesa che possano riconoscere le loro risorse ed elaborare la propria personale modalità di uscita dal problema, comporta rispettoso e non giudicante dei vissuti dell’altro, e ad interventi non direttivi ma empatici e accoglienti. Da parte del professionista una formazione specifica, che dia spazio all’ascolto.

Questa fase può avere diverse evoluzioni:

1.dopo ripetuti tentativi, la gravidanza arriva naturalmente;

2. viene intrapreso il percorso della procreazione medicalmente assistita;

3.si sceglie la strada dell’adozione;

4.la donna o la coppia abbandona il progetto generativo, attraversando ed elaborando la perdita.

Lo psicologo perinatale, interno a un reparto di ostetricia o ginecologia, può quindi trovarsi ad accogliere la coppia al “tempo zero”, ovvero subito dopo la comunicazione del fallimento di una PMA. In questo caso ciò che l’operatore può fare sta soprattutto nel non­ fare e nel non­dire: succede infatti a volte che i gesti e le parole che vengono offerte siano funzionali a difendere la propria personale angoscia. La funzione di accoglienza di una coppia in questo momento così difficile non è di rassicurare o di consolare, ma è ricettiva: significa semplicemente stare, ascoltare, rispettare le aspettative deluse, rimandare a quella coppia che almeno in quel contesto può permettersi di metter fuori quello che sente.

All’interno di un consultorio o come libero professionista, lo psicologo perinatale può essere contattato magari dopo qualche giorno, settimana o mese dall’insuccesso dell’ultima PMA.

Cosa può cercare una coppia in questi casi?

Prima di tutto, accoglienza per il proprio desiderio generativo fallito, soprattutto quando chi li circonda può vivere come ossessiva la loro ricerca di un figlio “a tutti i costi”. solo in una seconda fase, e se la coppia ne ha voglia, è possibile aprire la riflessione su altro, immettere la possibilità di alternative alla maternità / paternità, oppure può prendere forma la rappresentazione di una vita piena e significativa anche senza avere dei figli.

Una possibile alternativa non medica al proprio desiderio di nascere genitori è data dal prendere in considerazione la strada dell’affido o dell’adozione.

In questo caso lo psicologo perinatale, in ambito pubblico o privato, può accompagnare la coppia a prendere una decisione informata sulla scelta del percorso adottivo, può contribuire a creare un ambiente emotivamente rassicurante, dove possono trovare spazio i vissuti di perdita dell’iniziale progetto generativo per essere attraversati ed elaborati, affinché i bisogni della coppia si aprano ad accogliere i bisogni di un bambino già nato, con una storia prenatale e neonatale iniziata in un “altrove” da loro.page0020Gli psicologi perinatali nel percorso di accompagnamento alla nascita.

Un   ambito  classico   del   lavoro  dello  psicologo  perinatale  è rappresentato dall'accompagnamento alla nascita. Questa attività, spesso inserita nelle istituzioni, viene svolta in sinergia con l'ostetrica. La funzione  degli psicologi contesto del corso preparto è spesso limitata a uno o due incontri, e pensata come un inserto circoscritto ad alcuni argomenti classici, come la depressione post­partum o il rapporto di coppia dopo l’arrivo del bebè. Tuttavia, questo significa rinunciare a utilizzare lo psicologo perinatale  al pieno delle sue possibilità. Partendo dal presupposto che la Nascita è un evento biopsicosociale, noi preferiamo parlare di “Percorso di Accompagnamento alla Nascita”, gestito in maniera integrata a livello multidisciplinare; un percorso compiuto in questo modo con i genitori durante la gestazione assume un’importanza cruciale.

Ti starai  chiedendo qual è la specificità dello psicologo perinatale nella conduzione degli incontri di un Percorso di Accompagnamento alla Nascita. baby-belly-1533541_1920

In un simile contesto lo psicologo perinatale si occupa di affrontare tutto ciò che riguarda gli aspetti emotivi, cognitivi e neuroscientifici di gestazione, travaglio, parto e puerperio. Accoglie le emozioni e i pensieri dei genitori in attesa: quelli relativi al passato, presente e futuro della loro genitorialità, dalla loro esperienza di genitorialità vissuta da figli, all’avvio del loro progetto genitoriale, all’inizio della gravidanza; ma anche i sentimenti e le emozioni della relazione con il bambino prenatale che stanno attendendo di veder nascere, e i pensieri connessi al rientro a casa con il bebè e alla riorganizzazione familiare. In questo percorso lo psicologo affianca le ostetriche e altre figure professionali, a seconda della tipologia di offerta proposta dalla struttura che ospita il percorso. Ciò significa che l’accompagnamento all’arrivo del bebè prevede un lavoro di sinergia in un’ottica multidisciplinare: alcuni degli incontri possono essere svolti anche in compresenza.

Lo psicologo perinatale utilizza diversi strumenti e metodologie di gestione dell’incontro, specifiche della psicologia perinatale e che fanno parte della sua formazione.

Gli strumenti necessari allo psicologo perinatale in un Percorso di Accompagnamento alla Nascita sono numerosi, ad esempio:

  • tecniche di conduzione di un gruppo
  • ascolto attivo e comunicazione empatica
  • tecniche di rilassamento e visualizzazioni
  • strategie pratiche per attivare e coinvolgere il gruppo
  • giochi di gruppo
  • esercizi di scrittura
  • brainstorming
  • disegni
  • role­playing
  • problem-solving.

Le strutture nelle quali lo psicologo può proporre un Percorso di Accompagnamento alla Nascita sono Ospedali, Consultori e in generale strutture sanitarie pubbliche o convenzionate, ma anche associazioni e studi privati. Un valore aggiunto fondamentale è la preparazione specifica dello psicologo che opera in questo ambito, trasformando un Percorso di Accompagnamento alla Nascita in un’occasione di scambio e crescita per la coppia nell’apertura all’accoglienza del bebè in se stessi e nella loro famiglia. Lo psicologo può anche farsi garante del continuum fra pre e post nascita, ad esempio organizzando incontri fra coppie in attesa e altre che hanno già avuto il bambino.

Gli psicologi perinatali in ospedale: il lavoro nel reparto di Ostetricia e Ginecologia

Essere presente in un reparto di Ostetricia e Ginecologia vuol dire inserire e modulare il lavoro dello psicologo tra quello degli altri operatori sanitari, cercando quotidianamente di sincronizzarsi ai ritmi spesso imprevedibili che presenta la vita di reparto.

Ci si potrebbe domandare come la figura dello psicologo perinatale possa inserirsi in un contesto già strutturato quale la sala parto o la sala operatoria, dove il ginecologo, l’ostetrica, l’infermiera neonatale e l’anestesista lavorano con tempi sconosciuti alla pratica psicologica. In realtà come psicologi si ha la possibilità di verificare quotidianamente quanto, in un ambiente siffatto, la professione dello psicologo possa “fluidificare” situazioni “scomode”, intervenendo sull’emergenza e migliorando la comunicazione e le relazioni del medico con la donna, anche in contesti inusuali, come la sala parto o la sala operatoria, e utilizzando con efficacia i propri strumenti clinici a servizio delle donne, anche fornendo chiavi di letture diverse fra operatori.

L’obiettivo principale resta la promozione delle competenze e delle risorse della donna che partorisce e il rafforzamento dei legami familiari a sostegno della famiglia come rete fondamentale nel percorso di accompagnamento alla genitorialità consapevole.

La psicologia in ambito ostetrico può a pieno titolo inserirsi nella psicologia perinatale, come un settore specifico che si occupa di un momento significativo della vita della donna e della coppia, promuovendo il ruolo dello psicologo perinatale in un percorso di assistenza e accompagnamento alla nascita, attraverso l’adattamento e il modellamento dei propri strumenti clinici. Di particolare rilievo è il ruolo dello psicologo nel sostegno alle donne primipare o che hanno vissuto un’esperienza di parto negativa (tocofobiche): donne che necessitano ancor più di sostegno e di fiducia attraverso un accompagnamento, non solo in gravidanza, ma durante le ore di travaglio e infine in sala parto od operatoria. Assistere  ai parti spontanei o cesarei, accompagnare le donne ad accogliere la vita, creare un clima rispettoso dei tempi e dei bisogni della donna e del bambino, favorire “il primo sguardo”, sono tutti obiettivi significativi che lo psicologo perinatale può facilitare e promuovere. Un elemento importante per il mantenimento dell’efficacia della relazione psicologo­- mamma, in momenti in cui le parole spesso non sortiscono l’effetto desiderato, può essere il mantenimento costante del contatto oculare con la donna, che così si sente sostenuta e compresa in questa esperienza profonda del “diventare madre”.

L’ascolto attivo delle emozioni, espresse durante il travaglio e l’espulsione, consolida un legame significativo, che abbassa notevolmente i livelli d’ansia e gli eventuali pensieri catastrofici su emozioni e immagini vissute in precedenza come minacciose ed eventualmente associate a un trauma. In tal modo è molto probabile che donne tocofobiche, che inizialmente richiedono di partorire con taglio cesareo, possano riuscire, attraverso un trattamento di psicoterapia, a partorire spontaneamente, sperimentando un senso di efficacia e consapevolezza che le accompagna poi anche durante le eventuali difficoltà che dovessero riscontrarsi nell’avvio dell’allattamento e nell’accudimento del loro bebè.

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Quando lo psicologo perinatale accoglie e sostiene fra le ombre: il lutto perinatale.

«Non c’è battito, l’attesa si è interrotta»… difficile descrivere le emozioni che ti catturano in quel momento, c’è solo il vuoto, la tristezza, il senso di impotenza.

Nella gestione del lutto perinatale, in particolare in un reparto di Ostetricia e Ginecologia,il ruolo dello psicologo perinatale ben si inserisce nelle linee guida di riferimento del protocollo suggerito dalla letteratura internazionale sulla morte pretermine, protocollo che sostiene gli operatori durante tutto il percorso che la mamma deve compiere per dare alla luce il suo bambino.

Dal momento dell’entrata in reparto e dalla successiva diagnosi, i genitori sono adeguatamente accolti dal personale sanitario. Il ruolo dello psicologo perinatale è offrire sostegno immediato della coppia rispetto alla diagnosi di morte, e la successiva informazione, della coppia o solo del padre, del percorso che dovranno affrontare; qualora la madre lo desideri, lo psicologo offre la sua presenza durante il travaglio e il parto.

I tempi psicologici durante la gestione di un lutto perinatale sono veloci ma sembrano durare un’eternità; da qui la necessità di essere costantemente formati ad accogliere, lavorare, accettare e riconoscere le dinamiche psicologiche che si attivano a contatto con la morte, in particolare di un bimbo.

Assistere e accogliere l’incredulità di una mamma e di un papà rispetto a un dolore così grande, pone l’operatore un passo indietro alla coppia, dove la presenza dello psicologo perinatale riconosce e sostiene tempi e bisogni individuali della coppia stessa.  Dal momento della diagnosi dell’assenza del battito all’entrata in sala parto, il tempo inizia a dilatarsi, e la percezione fisiologica dei minuti si trasforma in momenti emotivamente intensi, dove al dolore della coppia si affianca la necessità di capire cosa la mamma dovrà affrontare. Fornire informazioni corrette, rispondere a questo bisogno, spesso espresso dal papà, equivale a riconoscere l’importanza per il genitore di poter scegliere.  L’assistenza in sala parto, durante il travaglio e il parto, diventa un momento in cui tutto si ferma, lasciando tracce incancellabili nella memoria, uno spazio dove la mamma e il suo bambino possono incontrarsi e salutarsi.

Come operatori che quotidianamente si confrontano con il dolore e la sofferenza, assistere alla nascita di un bambino nato morto rende vulnerabili e spesso tende a far sintonizzare l’operatore con i suoi lutti irrisolti o le sue esperienze con la morte. Tutto questo non deve rappresentare un ostacolo, ma un punto di forza da cui partire.

Cosa può fare dunque lo psicologo perinatale in questa triste situazione?

Sostenere, accompagnare, ascoltare e assistere in silenzio, provando a stare in quell’immenso vuoto che riecheggia al suono di quelle parole «Mi dispiace, non c’è battito», facilitare un gruppo di auto­mutuo­aiuto, sono alcuni degli strumenti che lo psicologo perinatale può condividere con la coppia genitoriale in lutto, perché perdere un piccolo fiore, non equivale a provare un piccolo dolore: e di questo dovremmo essere tutti più consapevoli.

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Lo psicologo perinatale in ospedale: il lavoro nel reparto di Pediatria

Il lavoro dello psicologo perinatale in Pediatria si rivolge sia al personale sanitario sia all’utenza col preciso obiettivo di tutelare il benessere delle famiglie e di sostenere il personale ospedaliero nella relazione con la gestante e la sua famiglia durante la degenza, nei percorsi di accompagnamento alla nascita e nella normale attività ambulatoriale.

Partecipare alle attività ospedaliere permette allo psicologo di sviluppare negli operatori un pensiero comune, in un’ottica di collaborazione interdisciplinare, integrandone gli aspetti più specificamente psicologici e fornendo un ascolto più pronto alla donna e alla coppia. Questa partecipazione consente inoltre di dare ulteriori strumenti agli operatori, per affinare la loro capacità di comprensione e di risposta coerente e omogenea ai bisogni dell’utenza.

Permette anche, dove richiesto dagli operatori, di offrire una supervisione sia su casi particolarmente delicati, sia sulla gestione delle dinamiche di gruppo del personale stesso. Consente, infine, l’invio a colleghi psichiatri o psicologi clinici, secondo un protocollo da definire con l’Azienda di riferimento.

Di solito si presta attenzione agli aspetti psicologici della maternità e paternità soltanto quando esistono già segni di disagio o di patologia clinica conclamata, senza aver potuto rispondere in fase precoce a situazioni di rischio o semplicemente a leciti dubbi e incertezze dei genitori; la presenza dello psicologo in reparto può colmare questo bisogno inespresso di precoce attenzione a tali aspetti.

All’interno dei Servizi perinatali ospedalieri lo psicologo considera principalmente gli aspetti fisiologici del periodo perinatale come punto di partenza per l’instaurarsi di una buona relazione madre/genitore/bambino e come importante momento di prevenzione di eventuali disagi.

Questo tipo di intervento ha l’obiettivo di:

  • favorire l’empowerment del genitore;
  • facilitare l’acquisizione del ruolo genitoriale e la relazione col bambino;
  • sollevare l’operatore (ostetrica, ginecologo, pediatra, neonatologo, infermiere) dal doversi fare carico, da solo, anche degli aspetti più propriamente psicologici dei bisogni dell’utenza.

Lo psicologo, quindi potrà fornire al personale indicazioni e strumenti di volta in volta personalizzati e attinenti alla specifica situazione che si presenti, in un’ottica di integrazione multidisciplinare dell’offerta all’utenza.

Quali possono essere gli interventi dello psicologo perinatale?
  • sostegno psicologico a bambini e genitori in reparto;
  • sportello in orari prestabiliti all’interno dell’ospedale;
  • presenza in riunioni del personale;
  • reperibilità per situazioni particolari che si presentino agli operatori sia durante la

degenza che nel corso delle prestazioni ambulatoriali;

  • formazione e supervisione specifica del personale;
  • organizzazione di seminari aperti al pubblico;
  • pubblicazione di ricerche su riviste scientifiche;
  • diffusione di materiale informativo per l’utenza, cartaceo e non, circa i temi di psicologia perinatale più richiesti relativamente alla fisiologia della nascita e della famiglia.child-221069_1920
Gli psicologi perinatali e l'allattamento

Perché uno psicologo dovrebbe occuparsi di allattamento? Lungi dall’essere solo un modo per nutrire i bambini, l’allattamento è un sistema di sostegno psicobiologico che permette a madre e figlio di restare in connessione, e ai loro organismi di continuare a interagire come un unico sistema, così come avveniva in gravidanza.

L’allattamento al seno è uno strumento prezioso per accompagnare la transizione che la nascita e il parto rappresentano per madre e bambino. In questo senso è fondamentale che uno psicologo che voglia fare prevenzione e proteggere la salute e l’equilibrio psicofisico di mamma e bambino sia informato anche sulla fisiologia della lattazione, sui ritmi e i comportamenti tipici del lattante che va al seno a richiesta, sul ruolo degli ormoni coinvolti nella lattazione umana, sui loro legami con lo sviluppo del processo di attaccamento, gli effetti protettivi sull’umore materno, e l’impatto che ha sullo stato di benessere psicofisico della donna il fatto di allattare nella cornice di una cultura poco supportiva. Altrettanto fondamentale è che lo psicologo perinatale conosca le raccomandazioni dell’OMS e UNICEF in materia di allattamento e sia in contatto con consulenti in allattamento (IBCLC, La Leche League) del territorio, con cui collaborare. Come afferma il noto pediatra Carlos González (Un dono per tutta la vita, 2008), “L’allattamento non è uno strumento per garantire la salute, ma parte della salute stessa”.

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Gli psicologi perinatali e il sostegno alla genitorialità nella prima infanzia.

Non a torto si dice che un bambino, quando nasce, non porta con sé il “libretto delle istruzioni”! E c’è da diffidare di chi tenta puntualmente di fornire ricette che magicamente vantano di farti scoprire come far dormire i bambini tutta la notte, come farli mangiare a ritmi regolari, come far loro apprendere la disciplina, come diventare genitori perfetti, eccetera.

Quando una coppia torna a casa col bebè inizia la vera partita e non sempre ci si è allenati abbastanza o si conoscono tutti gli schemi di gioco! La coppia può trovarsi di fronte a situazioni che non si aspettava o che sente di non essere in grado di gestire; diventa quindi importante che abbia la possibilità di condividere i dubbi, le fatiche, le esperienze con altri che sono nella stessa fase di vita. Per questo motivo molte associazioni, centri per l’infanzia, Comuni e alcune aziende ospedaliere organizzano incontri settimanali per le famiglie (della durata di qualche ora) che permettono a genitori, magari dello stesso territorio, di instaurare relazioni di scambio e di confronto con altri genitori, al fine di favorire la creazione di una rete di sostegno.

Molto spesso in questi contesti c’è anche lo psicologo perinatale che da una parte funge da facilitatore, puntando sulla forza stessa del gruppo, che diventa sostegno, spazio di confronto,        condivisione, luogo di informazione e riflessione; dall’altra        lavora sull’empowerment di ogni soggetto presente. In questi spazi si possono affrontare temi come l’alimentazione, il sonno, il contatto, il ritorno a lavoro del genitore, l’inserimento al nido, il rapporto con eventuali fratelli, lo sviluppo del bambino, il gioco, il linguaggio e tutto quello che riguarda i primi anni di vita.

Il lavoro diretto con le famiglie può essere fatto anche con consulenze per la singola famiglia o con uno sportello d’ascolto nelle scuole, oppure organizzando seminari, magari nei nidi o in luoghi aperti alle famiglie. Il lavoro indiretto riguarda invece la formazione e la supervisione degli operatori delle agenzie educative: in questo caso lo psicologo perinatale diventa una figura ponte in grado di mettere in comunicazione le prospettive delle famiglie e degli operatori, creando un terreno fertile per promuovere una cultura condivisa sulle modalità di cura e accudimento più adatte allo sviluppo biopsicosociale del bambino.

Con educatori, insegnanti, baby sitter lo psicologo può promuovere una comunicazione efficace sia con la famiglia che tra gli operatori stessi, nell’ottica di promuovere una co­ educazione sinergica, aiutando e sostenendo gli educatori e gli insegnanti a promuovere un ascolto attivo del bambino e della famiglia e un approccio di continuità tra la famiglia e le agenzie formative stesse.

L’intervento dello psicologo perinatale in quest’area, integrando le attuali evidenze scientifiche può:

  • offrire sostegno alle famiglie, anche attraverso quelle informazioni che aiutino i genitori a rendersi consapevoli dell’enorme rilevanza che il loro comportamento di contenimento e di sintonizzazione con il bambino riveste per il suo sano e armonioso sviluppo;
  • promuovere consapevolezza nei genitori circa le proprie esperienze relazionali precoci e quanto esse possano inconsapevolmente orientare la loro modalità di cura e accudimento;
  • promuovere una comunicazione efficace all’interno della famiglia;
  • promuovere le capacità dei genitori di sintonizzarsi con i bisogni fisiologici dei bambini;
  • fornire sostegno ai genitori per un armonioso sviluppo della relazione di attaccamento;
  • sviluppare e promuovere negli operatori una formazione e un tirocinio adeguati ai reali bisogni del bambino, così come le attuali evidenze che le neuroscienze ci offrono;
  • promuovere e sensibilizzare gli operatori del mondo dell’infanzia sulla fisiologia dei principali sistemi biologici di base (allattamento, alimentazione, sonno, regolazione emotiva), aiutando gli operatori a integrarli all’interno del processo educativo in modo da garantire il pieno sviluppo biopsicosociale del bambino e promuovendo un’ottica globale del bambino e della famiglia;
  • potenziare negli operatori l’ascolto attivo del bambino e delle famiglie.

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RIMANI  IN CONTATTO!

L’obiettivo di questo documento è quello di definire a grandi linee chi è lo psicologo che si occupa del periodo intorno alla nascita.

Leggendo i vari paragrafi ti sarai fatto un’idea più chiara di questa professione, dei luoghi in cui può essere svolta, di come tu potresti acquisire le giuste competenze per diventare esperto in perinatalità o di come potresti arricchire il tuo modo di accompagnare le famiglie accogliendo la prospettiva biopsicosociale.

Le ultime ricerche e le evidenze scientifiche su quanto il periodo perinatale influenzi lo sviluppo del bambino ci mostrano come sia importante diffondere una corretta informazione riguardo a questa fase delicata della vita, e dare corrette informazioni su come formarsi a riguardo,

Il nostro obiettivo è contribuire a dare riconoscimento a questa professione a livello istituzionale e accademico.

Sicuri di aver soddisfatto solo in parte la tua curiosità, ci auguriamo che tu rimanga in contatto con noi per potere ricevere altre indicazioni su come dare inizio alla tua formazione o ampliarla.

A presto!

Le socie fondatrici de MIPPE