Dalla nascita alla morte: l’accompagnamento affettivo nell’elaborazione del lutto

postato in: Articoli | 0

Di M. Isabella Robbiani

 

 

dandelion-1622100_1920

La nascita e la morte sono momenti sacri dell’esistenza, che ci ricongiungono con il senso della vita, ma anche dell’aldilà, di ciò che crediamo vi sia prima e dopo, ai confini, quindi con Dio, con la re-incarnazione, o con il nulla.

 

Un incontro con la nostra spiritualità, ma anche con le esperienze che compiamo durante il nostro cammino.

La società occidentale ha relegato entrambi questi eventi all’interno delle mura degli ospedali, medicalizzando queste esperienze dell’essere umano, allontanandole dal contesto familiare e dalle case, luogo naturale dove avvenivano fino 50 anni fa. Questa scelta sociale ha diminuito l’opportunità alle persone di partecipare ed esserne coinvolte affettivamente, ed esprimere le emozioni legate alla nascita e alla morte con riti di passaggio, fondamentali all’elaborazione di cambiamenti così radicali.

Così si è ridotta la possibilità anche culturale di poter comprendere il senso profondo di questi eventi dell’uomo, colorando di un banale rosa la nascita e di uno scuro nero la morte, e caricando entrambe queste esperienze di paura e angoscia, proprio perché poco esperite nel normale ciclo della vita familiare.

Al tempo stesso, medici e operatori sanitari si sono ritrovati a gestire all’interno di ospedali, quindi dentro rigide organizzazioni fatte di turni e numerosi pazienti, le esperienze umane dell’esistenza più intense di emozioni e di anima, con bisturi e letti ospedalieri, tempi stretti e standard aziendali, mettendo a dura prova la propria umanità e non potendo contare su una formazione che comprenda materie che approfondiscano l’accoglienza, la comunicazione e il “buon” contatto.

Indubbia l’importanza di sensibilizzare i professionisti della salute a una dimensione dell’approccio umano che comprenda l’incontro tattile, preparandoli psicologicamente e culturalmente a soddisfare le necessità affettive e di sollievo della sofferenza. In questo senso, si propone come scienza preziosa a cui poter far riferimento l’haptonomia, che arricchisce tutti gli operatori sanitari nell’esercizio del proprio lavoro per la qualità del contatto umano che dona al paziente.

L’haptonomia è una disciplina definita come la scienza del contatto affettivo. Sviluppata da Frans Veldman e fondata nel 1945, è un approccio che offre tramite il contatto una conferma affettiva, che favorisce lo sviluppo di uno stato di “sicurezza di base” nella persona, sia che essa debba ancora nascere o sia appena nata (perinatalità), che sia infelice, malata o morente. Il contatto haptonomico mette in moto una serie di fenomeni psico-fisici che possono influenzare positivamente la capacità di nascere, di rispondere alla malattia e, alla fine, di “vivere” il tempo del morire.

Perciò questa scienza trova uno spazio ben preciso nell’ambito dell’équipe di cure palliative che agisce in quella fase nella quale non si può più curare per guarire, ma si può ancora fare molto per la persona malata. Il malato ha bisogno di sentirsi amato, rispettato ed anche accudito con tenerezza. La parola sentire (legame sensoriale che unisce gli esseri viventi) è al centro dell’affettività. Il tatto è il senso alla base della percezione sensoriale e consente di conoscere, valutare, memorizzare ciò che è buono e ciò che è cattivo.

Il contatto affettivo apre la strada ad un modo di essere e relazionarsi con la sofferenza, propria e dell’altro, diventando strumento fondamentale all’elaborazione del lutto, anche quando essa corrisponde al momento della nascita. Perché la morte può interrompere la vita in qualsiasi momento: dalla nascita alla vecchiaia. Il lutto perinatale, evento tabù della nostra società, può e deve essere accompagnato anche affettivamente, e in questo senso l’haptonomia perinatale diventa prezioso strumento che coinvolge sia la madre che il padre, che tramite il contatto affettivo delle proprie mani può essere di sostegno alla donna, trovando posto e un luogo di congiunzione per esprimere le emozioni ed elaborare un’esperienza così drammatica.

La nascita e la morte sono eventi sacri e, in fondo, le due facce della stessa medaglia. Il senso della morte è la vita. Senza morte, non vi sarebbe spazio per la vita, in un continuo flusso e trasformazione di ogni cosa vivente. Perciò, la visione che una società ha della nascita e della morte, il modo in cui essa tratta coloro che stanno per nascere e per morire, è di per sé un indice del suo grado di umanità.

In questa cornice, l’accompagnamento affettivo alla nascita e alla morte rappresentano una forma di umanità fondamentali all’evoluzione umana.

Un approfondimento sull’haptonomia può anche essere trovato sul sito francese qui.

 

Bibliografia:

Veldman F. Haptonomie – Science de l’Affectivité. Redécouvrir l’humain, PUF 2001.

Veldman F. Haptonomie – Amour et Raison, PUF 2004.

Decant-Paoli D. Que sais-je? L’haptonomie, l’être humain et son affectif, PUF 2002.

Relier JP. Amarlo prima che nasca. Il legame madre-figlio prima della nascita. Casa Editrice Le Lettere, 1994.

Revardel JL. L’univers affectif, Haptonomie et pensée moderne, PUF 2003.

Revardel JL. Comprendre l’haptonomie, PUF 2007.

 

CD e DVD

Dolto C. L’haptonomie périnatale, Gallimard 2000

Dolto C. L’haptonomie périnatale, DVD Gallimard/CNRS/CIRCO 2007