La memoria prenatale: ricordi dal pancione

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La memoria è ciò che ci tiene connessi con la nostra storia, le nostre esperienza, i nostri apprendimenti, con le emozioni che abbiamo provato: insomma possiamo dire che la memoria è un po’ il “collante” che ci aiuta a tenere insieme le diverse parti di noi e fa quindi parte della nostra identità.

Riuscire a stabilire che anche un bambino prenatale è dotato di memoria è sicuramente un passo fondamentale per sottolineare ancora di più quanto egli sia un individuo con una propria vita psichica e con delle capacità molto più complesse rispetto a quelle che gli sono sempre state attribuite.

In effetti molti studiosi della vita prenatale hanno condotto una grande varietà di esperimenti per comprendere meglio il mondo del bambino prima della nascita e ci hanno più che dimostrato la capacità del bambino prenatale di ricordare. La dimostrazione della memoria sta nel fatto che i bambini, una volta nati riconoscevano degli stimoli che gli erano stati presentati durante la gravidanza. Ma vediamo nel dettaglio qualcuno di questi esperimenti.

Feijo ha fatto un esperimento sorprendente. Egli ha chiesto a dei papà di registrare alcune parole pronunciate molto chiaramente e le ha fatte sentire ai bambini in utero. Una volta che questi bambini erano nati, lo sperimentatore ha chiesto ai papà di ripetere quelle stesse parole nell’ordine prestabilito ai loro neonati. Ebbene, i bambini dimostravano di riconoscere le parole del loro papà e, infatti, se erano agitati si calmavano immediatamente non appena le sentivano. Che un papà conosca questa capacità del suo bimbo è importante!

La stessa cosa accade anche quando una mamma parla al suo bambino appena nato. I bambini che sentono la loro mamma parlare loro dolcemente così come faceva quando erano nel pancione, riconoscono questa voce e si calmano sentendosi al sicuro perché riconoscono un pezzo di quel mondo che hanno lasciato quando sono nati. Questo avvenimento non è solo una esperienza comune di molte neo-mamme, ma è stato verificato con degli esperimenti: hanno verificato che un neonato di pochi giorni se sente la voce della sua mamma ciuccia in maniera diversa e meno agitata, piuttosto che se sente la voce di una donna che non è la sua mamma.

Uno studioso di nome Salk ha dimostrato che i neonati avevano delle reazioni di paura se veniva loro fatto ascoltare la registrazione di un battito cardiaco accelerato e questo ci può far pensare che sia il ricordo dello stato di stress della loro mamma quando aveva delle accelerazioni cardiache a determinare la paura.

Ma il bambino prenatale ha memoria di stimoli anche molto complessi: infatti riesce persino a familiarizzare con dei brani letti ad alta voce dalle loro mamme. Gli studiosi Spence e DeCasper fecero leggere uno stesso brano due volte al giorno nelle ultime sei settimane di gestazione ad alcune mamme. Una volta nati questi bambini fecero un esperimento sia con quello stesso brano, che con un altro dello stesso autore e con caratteristiche simili. A questo punto spero non sia difficile immaginare quale dei due brani sia stato riconosciuto dai bimbi: naturalmente quello già udito in gravidanza!

Ecco uno dei motivi per cui la lettura ad alta voce già durante la gravidanza è un’esperienza di condivisione importante col bambino.

Certamente la memoria non funziona solo per le parole, le voci e i suoni, ma anche per altri stimoli. Forse ci sorprende, ma è proprio vero, che i neonati si ricordano persino di quello che la loro mamma mangiava quando era incinta di loro.

Noi sappiamo che il liquido amniotico non ha sempre lo stesso odore e sapore, ma varia a seconda di ciò che  la mamma mangia e a seconda dei momenti della giornata e sappiamo anche che il bambino prenatale è in grado di percepire odori e sapori, quindi una volta fuori dall’utero si ricorderà e riconoscerà gli odori ed i sapori che ha già incontrato. Anche questa sorprendente capacità di memoria è stata dimostrata da alcuni originali esperimenti o osservazioni.

C’è una zona della Francia in cui si condiscono i cibi con una particolare salsina dal sapore molto deciso che si chiama aïoli. Ebbene, se questa salsa veniva applicata al capezzolo di una mamma di questa regione della Francia che la aveva consumata il suo bambino si attaccava con gusto al seno per mangiare. Se la stessa procedura veniva ripetuta con una mamma di Parigi che non aveva consumato la salsina in gravidanza, il bambino si scostava subito dal seno. Più chiaro di così: il bambino discrimina, ricorda e riconosce ciò che ha sperimentato nella vita prenatale.

Esempi dello stesso tipo possono riscontrarsi anche al di fuori degli esperimenti, ma solo da semplici osservazioni: ad esempio i bambini indiani apprezzano le spezie tipiche del luogo come il curry più dei bambini provenienti da altri paesi.

Pensiamo a quanto deve sembrare familiare ad un bambino abituato a questa varietà di sapori quando viene allattato al seno dalla sua mamma, visto che il latte materno cambia sapore in base all’alimentazione esattamente come il liquido amniotico.

Probabilmente alcune delle nostre abitudini con i bambini sono dettate dal fatto che il sapere comune insito a tutti noi ha sempre saputo che esiste una memoria prenatale dei bambini ancora prima che cominciassimo a volerla dimostrare scientificamente. Ad esempio l’abitudine universale di dondolare e cullare i bambini è un po’ un modo per suscitare nel bambino il ricordo della sua vita nel pancione dove veniva cullato dal movimento continuo della sua mamma.

Uno dei metodi per dimostrare che il bambino prenatale è dotato di memoria si chiama “Abituazione”.

Un esempio di questo fenomeno risiede nella famosa osservazione che alcuni studiosi fecero a Itami, una città vicina all’aeroporto di Osaka. I bambini che avevano trascorso la gravidanza in questa città, una volta nati sembravano non interessarsi del continuo e rumoroso passaggio di aerei e continuavano a dormire come se nulla fosse: si erano “abituati” a quel rumore già durante la vita prenatale. Non erano così fortunati i bambini che si erano trasferiti in questa città verso la fine della gravidanza: essi, infatti, si svegliavano ad ogni passaggio di aereo!

Proprio parlando di memoria prenatale alcuni autori si sono spinti ben oltre. Ad esempio Chamberlain è uno studioso che ha raccolto molte testimonianze di adulti che durante alcune sedute di ipnosi sono riusciti a ricordare alcuni avvenimenti della loro gestazione dei quali sostenevano di non essere mai stati a conoscenza e che poi sono stati confermati dalle loro madri. Ma, ancora più interessante, sono le testimonianze che Chamberlain ha raccolto con le madri di bambini al di sotto dei tre anni. Ad alcune di queste mamme è capitato che i loro bambini facessero dei disegni o raccontassero degli aneddoti dal chiaro contenuto prenatale suggerendo l’idea che conservassero dei ricordi dell’esperienza in utero e del parto stesso.

Ora dobbiamo capire cosa farcene di questa dimostrazione che il bambino prenatale è dotato di memoria.

Pensiamo di seguire l’esempio di Van de Carr? Questo ostetrico americano ha approntato un vero e proprio programma alla Prenatal University in California: proprone il “Gioco dei calci” in cui spiega come insegnare al bambino a scalciare in determinati momenti. Ma si spinge anche oltre aggiungendo alle stimolazioni parole, musiche e lettere dell’alfabeto. Egli ha riscontrato uno sviluppo cognitivo più rapido dei neonati sottoposti al suo programma.

Ora: forse in alcune circostanze l’idea di sottoporre i bambini prenatali ad una stimolazione mentale così organizzata potrebbe divenire persino rischiosa, poiché creerebbe delle aspettative, potrebbe sfociare in sovrastimolazione, potrebbe trasformarsi in un mero condizionamento e non in un apprendimento inserito in un contesto che è anche emotivo. Però tutti noi dobbiamo fare i conti con il fatto che questi bambini ricorderanno e ricercheranno gli stimoli a cui sono già stati sottoposti.

Quindi forse l’indicazione migliore per utilizzare consapevolmente questa competenza mnemonica del bambino è (riprendendo una frase di Nathanielsz):

”Bimbo a bordo: non maltrattare….amare”! E vedrete che se lo ricorderà per tutta la vita ancora più della salsina francese!

Dopo aver letto questo articolo voi cosa avete memorizzato? Nessun nome o esperimento? Va bene così: l’unica cosa davvero importante da memorizzare è che il bambino nella pancia vi conosce, partecipa alla vostra quotidianità e apprende molto di voi sin dalla vita prenatale e se ne ricorderà: questa per voi è un’occasione meravigliosa.

Valentina Liuzzi

Bibliografia

Bellieni C.V.  L’alba dell’Io. Dolori, desideri, sogno, memoria del feto.   Società Editrice Fiorentina, 2004.

Chamberlain D.   I bambini ricordano la nascita. I segreti della mente del tuo straordinario neonato.  Bonomi Editore, 1998.

Herbinet E., Busnel C.  L’alba dei sensi. Le percezioni sensoriali del feto e del neonato. Ed. Cantagalli, 2001.

Nathanielsz P.  Un tempo per nascere. Le nuove conoscenze sulla vita prenatale.  Bollati Boringhieri, 1995.

Relier J. Amarlo prima che nasca. Il legame madre- figlio prima della nascita. Feltirnelli, 1994.

Cozza G. Me lo leggi, Il leone verde, 2012.

Dispense Scuola ISPPE – Anep – Anno 2010-2011